La vera guarigione non inizia con una cura, inizia con una verità.
Molte volte mi sono chiesta, guardando negli occhi delle persone e nei loro cuori:
perché alcuni non guariscono, anche se dicono di desiderarlo con tutta l’anima?
La risposta non è semplice, ma è profonda.
Oltre le parole, esistono emozioni sepolte, dolori silenziosi, ferite che ancora sanguinano nel silenzio.
Proprio lì, in quella profondità nascosta, si trova la chiave.
La resistenza alla guarigione
Ippocrate diceva:
“Prima di guarire qualcuno, chiedigli se è pronto a rinunciare a ciò che lo ha fatto ammalare.”
Il problema è che, il più delle volte, non lo siamo davvero.
Molti si aggrappano alla storia del proprio dolore come a un vecchio vestito familiare, in cui – paradossalmente – si sentono al sicuro.
La sofferenza, per quanto pesante, può diventare un rifugio.
Offre un’identità, un senso, persino un “perché” alle nostre mancanze e ai nostri fallimenti.
La malattia come messaggero
Quello che spesso non vediamo è che la malattia non è un nemico:
è un messaggero.
Un grido del corpo per ciò che l’anima non ha potuto dire.
L’emozione non espressa, la ferita non elaborata, il dolore negato si cristallizzano nella carne e nelle ossa.
La malattia è il linguaggio del silenzio interiore.
Come insegna la Nuova Medicina Germanica, come affermano le Cinque Leggi Biologiche e tanti terapeuti e maestri spirituali:
ogni sintomo riflette ciò che non abbiamo saputo, potuto o osato sentire.
Il momento della verità
La guarigione inizia con una scelta coraggiosa:
guardarsi dentro e ammettere
“Sì, fa male. Sì, ho sofferto.
E sì, sono pronto a vedere la ferita non come una maledizione, ma come una porta verso la luce.”
Rumi scriveva:
“La ferita è il luogo da cui entra la Luce.”
Il dolore prima della libertà
Fa male lasciare andare ciò che siamo stati.
Fa male rompere le catene di un amore tossico e dire “basta” a una vita che non ci onora più.
Fa male smettere di identificarsi con la vittima, con l’abbandonato o con “quello maledetto dal destino.”
Eppure, oltre quel dolore, arriva qualcosa di miracoloso:
la libertà.
Guarire come atto d’amore
Guarire è un atto d’Amore.
È dire “SÌ” alla vita, anche quando tremiamo.
È scegliere di non combattere più la sofferenza, ma di ascoltarla, onorarla e trasformarla.
So che non tutti sono pronti.
La paura è grande: paura di vivere diversamente, dell’ignoto, di perdere il controllo.
Ma una cosa è certa:
non sei solo.
E anche se la strada può sembrare difficile, non esiste niente di più potente di un’anima che ha scelto di guarire.
Perché quell’anima ha scelto di amarsi.
Ha scelto di vivere.
Ha scelto la verità.