La Pecora Nera nelle Costellazioni Familiari

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Il vero significato della “pecora nera” nelle costellazioni familiari

Le pecore nere di una famiglia sono in realtà liberatrici del loro albero genealogico. Membri della famiglia che non si adattano alle regole o alle tradizioni familiari, coloro che cercano costantemente di rivoluzionare le credenze.

Coloro che scelgono strade contrarie ai percorsi ben battuti delle linee familiari, coloro che sono criticati, giudicati e persino respinti. Questi sono chiamati a liberare la famiglia da schemi ripetitivi che frustrano intere generazioni.

Queste cosiddette “pecore nere”, quelle che non si adattano, quelle che ululano con la ribellione, in realtà riparano, disintossicano e creano nuovi rami fiorenti nel loro albero genealogico.

Innumerevoli desideri non realizzati, sogni infranti o talenti frustrati dei nostri antenati si manifestano attraverso questa rivolta. Per inerzia, l’albero genealogico farà di tutto per mantenere il decorso castrante e tossico del suo tronco, che renderà il compito del ribelle difficile e conflittuale.

Smetti di dubitare e prenditi cura della tua rarità “come il fiore più prezioso del tuo albero”. Sei il sogno realizzato di tutti i tuoi antenati.” (Bert Hellinger)

Essere la “pecora nera”: riconoscersi per liberarsi

Nel profondo di ogni famiglia si cela una storia complessa, intessuta con schemi e tradizioni tramandate attraverso le generazioni. Tuttavia, c’è un momento in cui un’anima coraggiosa e determinata decide di sollevarsi contro le onde del passato e cambiare il corso del suo destino e di quelli che verranno dopo di lei.

Questa anima, spesso incompresa e marginalizzata nella famiglia, è conosciuta come “pecora nera”. È colui che osa rompere le catene delle abitudini e portare luce nell’oscurità dei segreti familiari. Diventa il portatore della fiamma della trasformazione, essendo testimone e spesso istigatore del cambiamento all’interno dell’albero genealogico. La pecora nera si distingue per tratti distintivi:

– È colui che osserva e riconosce gli errori ancestrali ed è desideroso di correggerli;

– È colui che rifiuta di sottomettersi a tradizioni tossiche e cerca di sostituirle con pratiche più sane e benefiche;

– È colui che penetra nelle profondità della propria anima e diventa un ricercatore di saggezza e guarigione olistica.

Purtroppo, il suo cammino è costellato di ostacoli e prove, poiché spesso viene respinto e criticato da coloro che lo circondano.

Tuttavia, il suo amore per il suo clan è così profondo che diventa il perno cruciale nella liberazione di quest’ultimo dalle catene della ripetizione e della sofferenza.

E così, la pecora nera diventa lo strumento divino della trasformazione, portando un soffio fresco di cambiamento e guarigione nella sua famiglia. Con ogni passo che compie, coltiva il seme della divinità che giace addormentato dentro di sé, portando alla luce il miracolo della trasformazione e scoprendo il vero senso del successo: il viaggio verso il raggiungimento del suo pieno potenziale divino.

Essere la “pecora nera”: il fardello del senso di colpa

Non è sempre semplice concedersi, permettersi di essere felici. Spesso, sentiamo un legame profondo con i nostri antenati e, se percepiamo che loro non hanno vissuto la felicità, ci sentiamo sommersi dalla colpa al pensiero di goderci la vita. Questo avviene per lealtà, da un profondo bisogno di appartenenza e da un amore cieco.

In tutte le storie che abbiamo sentito fin dall’infanzia, c’è sempre stato un eroe, un archetipo, un pioniere al centro dell’azione. Questa lealtà inconscia, che Bert Hellinger chiama “coscienza buona”, è il nostro impegno verso i destini di coloro che ci hanno preceduto. La coscienza buona, come descritta da Hellinger, significa “rimanere fedeli ai destini dei tuoi predecessori”, anche se ciò comporta disagi, danni e spesso malattie.

Ad esempio, quando una “pioniera” decide di avere una relazione soddisfacente, positiva, piena di amore, si sente colpevole perché ne gioisce e finisce per sabotarsi per non essere diversa da tutte quelle donne della famiglia che l’hanno preceduta, hanno sofferto e non hanno conosciuto la felicità. Alla fine, questa disarmonia la porterà direttamente alla tristezza e alla infelicità, ma nella sua sofferenza rimarrà fedele alla sua famiglia.

Questo sentimento di innocenza ci fa credere di aver guadagnato il diritto di appartenere al nostro gruppo di origine e che solo in questo modo potremo appartenere alla nostra stirpe. D’altra parte, quando scegliamo di seguire la “coscienza cattiva” come l’ha chiamata Hellinger, ci confrontiamo con il “sentimento di colpa”, anche se siamo consapevoli e ben sapendo che il successo nella vita, il soddisfare i nostri desideri e la nostra felicità personale devono essere la nostra priorità assoluta.

Essere un pioniere non è una scelta razionale, ma qualcosa di profondo e automatico. È una parte sacra della nostra esistenza ed è incisa nell’essenza di ogni anima, presente in ogni cellula del nostro essere.

Pensa a un albero genealogico con sette generazioni di notari e l’ottavo discendente è un autista, o una generazione di medici e l’ultimo diventa musicista, o pittore, o attore.

Questo musicista, artista, autista, agricoltore che rompe la tradizione familiare si sentirà inadeguato, pensando di non avere nessuno a cui somigliare in famiglia. E da qui nasceranno molti problemi che daranno origine a conseguenze sgradevoli nella vita dei discendenti del nostro albero genealogico.

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